Corte d’Appello di Firenze: condannata la psichiatra dott. Marazziti (equipe del prof.Cassano) che ha sperimentato un potente psicofarmaco su di una bambina senza informare i genitori. Un precedente importante in Italia per la difesa del diritto al
consenso informato ed alla libertà di scelta terapeutica.
La dott.sa Donatella Marazziti è stata ritenuta responsabile di aver prescritto e somministrato il Topamax® - principio attivo topiramato, potente psicofarmaco antiepilettico – per la cura
di una semplice obesità infantile.
Il Pubblico Ministero, nella Sua documentatissima arringa finale, commentando la superficialità dell’approccio terapeutico della Marazziti, ha detto: “è davvero sconcertante come uno specialista della salute mentale possa raddoppiare le dosi di una
molecola potente qual è uno psicofarmaco, dando istruzioni alla madre nel corso di semplici telefonate”.
Questa sentenza costituisce un precedente importante nel nostro paese, perché condanna la psichiatra che prescrive e fa somministrare dosi elevatissime di psicofarmaci sui bambini in modalità ‘off-label’, ovvero al di là delle indicazioni della
stessa scheda tecnica del farmaco, causando dei danni permanenti al minore.
L’autonomia del medico nella scelta della terapia e della posologia non può giustificare questi abusi: la Corte infatti ha ribadito il diritto inalienabile della famiglia ad essere compiutamente informata su tutti i pericoli di queste delicate terapie e soprattutto sui potenziali effetti collaterali, nonché ad essere consenziente alla somministrazione, diritto violato dalla condannata”.
In questo caso si trattava di un bambino, tuttavia va sempre ricordato che prima dell'assunzione di uno psicofarmaco il medico deve ottenere dal paziente il consenso informato (che va sottoscritto, non è sufficente una semplice comunicazione verbale).
Ed il consenso deve essere esteso alle controindicazioni del farmaco e alla impossibilità di interromperne l'assunzione senza la supervisione di un medico che proceda al cd scalaggio.
A me pare che il consenso in parola, nella sua completezza, non vi sia quasi mai; da qui la responsabilità del medico che lo prescrive.

